1. Schiaccianoci Danza degli zufoli - Tchaikovsky
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Terza volta sul monte Guglielmo, dopo circa 44 anni dalle prime due precedenti escursioni portate a termine durante il periodo di servizio militare presso l’aeroporto militare di Ghedi (BS). Salito dalla val Vandul, sentiero 227 per la cima, con l’intermezzo della ferrata al Corno del Bene. ![]() Dalla sponda orientale del lago d’Iseo, si sale al sovrastante paese di Zone, noto per la riserva naturale delle piramidi di terra, dove è possibile parcheggiare nei pressi della chiesa parrocchiale (quota 680 metri circa). La strada asfaltata, che supera le ultime abitazioni del paese, si trasforma in carrareccia acciottolata che, calcando il segnavia 227, risale la valle Vandul e poco dopo si biforca offrendo la possibilità di visitare verso destra il “bosco degli gnomi”. Catapultati in un mondo irreale, da favola, saranno le numerose creature fantastiche, scolpite in tronchi di alcuni alberi tagliati e nate dalla fantasia di Luigi Zatti, detto il “Rosso”, ad alleviare la fatica che si accumula con l’aumentare della pendenza (Cristianriva.it). Oltre il “bosco degli gnomi” si prosegue a lungo sulla mulattiera di destra (ottime segnalazioni) che con piccoli tornanti si avvicina all’enorme costone roccioso del Corno del Bene dove, di recente, è stata attrezzato un percorso sulla ripida parete. Prestare attenzione alla piccola segnaletica della ferrata presso un ampio tornante della mulattiera. Lasciata la mulattiera si continua per sentiero, immerso nel bosco, fino ad un piccolo, piatto pianoro erboso dove è possibile indossare l’attrezzatura da ferrata poichè ormai prossimi all’attacco della stessa (poco più di due ore dalla partenza). Panorama verso ovest dal pianoro presso il quale ha inizio il percorso attrezzato sul Corno del Bene.
Ci attende ora l’ascesa alla panoramica vetta del monte Guglielmo ed al suo singolare monumento mentre più in basso, a sinistra, è visibile il rifugio Almici. Tracce di sentiero, fiancheggiato da un lungo recinto metallico, risalgono la dolce altura del Corno fino ad una piccola conca lacustre oltre la quale si continua su mulattiera per lasciarla, dopo breve tratto, nuovamente per il sentiero che risale la ripida altura dove è posto il rifugio (1861 m). Giusto il tempo di un breve spuntino e di alcune foto ricordo e siamo investiti da un violento temporale con vento e grandine. Fortunatamente il monumento offre, alla sua base, un ricovero che ci fornirà riparo per oltre mezz’ora di tempo. Considerate le pessime condizioni meteo, optiamo per la mulattiera (segnavia 227) che, con ampi tornanti, riporta sulla medesima via di salita ed all’abitato di Zone, evitando in discesa il bosco degli gnomi. (Ore 2,30 dalla cima)
(Tutte le foto non firmate sono attribuibili ad Alberto Zerbini)
Percorso rilevato con GPS e trasportato su mappa Google Earth: rosso in andata, verde al ritorno. Cliccando sul simbolino della macchina fotografica si può visualizzare la foto. |

Mappa della cima:
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